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70 STELLE - Difensori |
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Una raccolta di biografie, curiosità e dati statistici sui più forti, amati e rappresentativi campioni della storia bianconera. Alcuni record sono già presenti nella sezione RECORD & CURIOSITA'. Per completare questa passerella dei più grandi fuoriclasse bianconeri, è possibile ammirare schierata in campo la JUVE DEI SOGNI. |
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Altafini |
Anastasi |
Baggio R. |
Benetti |
Bettega |
Bonini |
Boniek |
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Boniperti |
Borel F. |
Brady |
Brio |
Buffon |
Cabrini |
Caligaris |
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Capello |
Castano |
Causio |
Cesarini |
Charles |
Combi |
Conte |
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Cuccureddu |
Davids |
Del Piero |
Del Sol |
Deschamps |
Di Livio |
Ferrara |
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Ferrari |
Foni |
Furino |
Gabetto |
Gentile |
Haller |
Hansen J. |
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Hirzer |
Inzaghi |
Laudrup |
Montero |
Monti |
Morini |
Muccinelli |
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Munerati |
Nedved |
Nicolè |
Orsi |
Parola |
Peruzzi |
Pessotto |
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Platini |
Praest |
Rava |
Ravanelli |
Rosetta |
Rossi P. |
Salvadore |
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Scirea |
Schillaci |
Sentimenti L. |
Sivori |
Stacchini |
Tacconi |
Tardelli |
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Thuram |
Trezeguet |
Varglien G. |
Vialli |
Zambrotta |
Zidane |
Zoff |
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LEGENDA - TOT Totale presenze-gol nella stagione, C Campionato, C It Coppe Italiane, E1 Coppa dei Campioni, E2 Coppa delle Coppe, E3 Coppa delle Fiere/UEFA+Intertoto, SC E Supercoppa Europea, C Int Coppa Intercontinentale, C EC Coppa Europa Centrale, SC It Supercoppa Italiana |
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Sergio BRIO se c'è un giocatore che rappresenta al meglio (pregi e difetti) la figura dello stopper classico, quello col numero 5 sulle spalle, questo è lui. Altissimo (un metro e novantadue), robusto, tanto massiccio da incutere paura, con quelle maniche della maglietta arrotolate fin quasi alla spalla. Vulnerabile con la palla al piede ma pressochè imbattibile sulle palle alte, rimedia alla rapidità non eccelsa con l'astuzia, supera il centrocampo solo un paio di volte a partita, ingaggia con il suo avversario memorabili duelli, tra strattoni e rincorse, colpi di gomito e braccia alzate. Prelevato diciannovenne dalla natìa Lecce, dopo tre anni di prestito alla Pistoiese vanta un decennio da titolare alla Juve, dove prende il posto di Morini e non lo fa rimpiangere nel ruolo di implacabile marcatore facendo sentire, a differenza del predecessore, il peso del suo fisico anche in attacco, con imperiosi colpi di testa a cercare il gol: indimenticabile quello che segna a Roma su assist di Platini nell'anno dello Scudetto giallorosso. Forma con il grande Scirea una perfetta coppia difensiva e si rivela un punto fermo della insaziabile Juve trapattoniana anni '80. Vince tutto quello che c'è da vincere pur avendo il cruccio di non giocare mai in Nazionale: 4 Scudetti, 1 Coppa dei Campioni, 1 Coppa delle Coppe, 1 Coppa UEFA, 1 Supercoppa Europea, 1 Coppa Intercontinentale e 3 Coppe Italia. |
STOPPER; nato a Lecce il 19.08.56; con la Juve: ha giocato nella Nazionale B |
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Antonio CABRINI il suo nome è entrato di diritto nella galleria dei più grandi terzini sinistri italiani di tutti i tempi. Il suo viso da attore sotto i riccioli neri fa innamorare migliaia di ragazzine e gli procura il soprannome di "Bell'Antonio". Talento naturale, la sua ascesa nella Juve (che lo preleva diciannovenne dall'Atalanta) e in Nazionale è molto rapida: nel '78 non è ancora titolare in bianconero ma il CT Bearzot ne intravede le doti e lo convoca ugualmente per i Mondiali di Argentina, dove si dimostra campione in sboccio dando una misura delle proprie capacità. Il top della carriera lo raggiunge comunque nel 1982 quando si laurea Campione del Mondo in Spagna formando con Zoff e Gentile un perfetto terzetto difensivo, non secondo al trio degli anni '30 Combi, Rosetta e Caligaris. Possiede classe e dinamismo, il suo sinistro è formidabile e abbinato alla potenza, alla velocità, al controllo di palla, alla grinta e all'abilità nel gioco di testa, gli consente di imperversare sulla fascia sinistra e di arrivare spesso al gol con perentori affondi: ne mette a segno ben cinquantadue in 13 stagioni juventine (caratterizzate da 6 Scudetti, 1 Coppa dei Campioni, 1 Coppa delle Coppe, 1 Coppa UEFA, 1 Supercoppa Europea, 1 Coppa Intercontinentale e 2 Coppe Italia) nelle quali si afferma come un difensore tra i più completi al mondo.
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TERZINO SINISTRO; nato a Cremona l' 08.10.57; con la Juve: 11 anni in azzurro [Campione del Mondo '82] |
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Umberto CALIGARIS negli anni '20 è l'ultima bandiera del Casale, club glorioso ma declinante, prima di passare ventisettenne alla Juve, dove forma con Combi e Rosetta il più forte e affiatato terzetto difensivo dell'epoca, destinato a diventare, più che l'inizio di una formazione, una litanìa, un proverbio, mezzo secolo prima di Zoff, Gentile, Cabrini. In maglia bianconera vince i 5 Scudetti del famoso "Quinquennio d'oro" e si impone come il primo terzino davvero atletico del nostro calcio: quanto Rosetta è astuto e calcolatore, lui è acrobatico, irruente, veloce, fortissimo in elevazione, nell'anticipo ed efficace nel far ripartire la squadra con respinte che sono autentici lanci. Quando il pallone transita dalle sue parti urla e incita se stesso e i compagni, lotta ed emerge indomito dalle mischie. La sua fama varca i confini nazionali: il Liverpool lo vorrebbe, ma lui rinuncia all'espatrio. La carriera in Nazionale è gloriosa ma termina in modo triste: pur detenendo per anni il primato delle presenze (59), si ferma a quella soglia per la "crudeltà" del CT Pozzo, che lo convoca per i vittoriosi Mondiali del '34 ma non gli fa disputare nemmeno una partita. La fine sarà tragica: muore trentanovenne di aneurisma mentre gioca una partita tra vecchie glorie della Juve (di cui è allenatore), un pomeriggio di ottobre del 1940. |
TERZINO SINISTRO; nato a Casale Monferrato (AL) il 26.07.01; con la Juve: 5 anni in azzurro |
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Ernesto CASTANO antidivo per eccellenza, dallo stile e i modi tipicamente "juventini", disputa in maglia bianconera una dozzina di stagioni a buoni livelli, restando nel giro della Nazionale per 10 anni (con una pausa, tra una partita e l'altra, lunga anche otto anni e mezzo). Fa le sue prime apparizioni, da giovanissimo terzino, nella grande Juve di Boniperti, Charles e Sivori, poi si guadagna stabilmente un posto da titolare. Nella retroguardia bianconera anni '60, è il centrale in coppia con il roccioso Giancarlo Bercellino: lui la mente, l'altro la forza pura. Per 6 anni è il valido capitano della squadra "operaia" di Heriberto Herrera, protagonista di tante stoiche partite serrando i denti, come libero impeccabile per volontà, agonismo, senso tattico. Soprannominato "il centromediano con i bulloni" per i frequenti infortuni alle ginocchia, lascia Torino a 31 anni dopo un'esemplare carriera che gli ha visto vincere 3 Scudetti e 3 Coppe Italia con la Juve e il Campionato Europeo con l'Italia nel '68. |
LIBERO; nato a Cinisello Balsamo (MI) il 02.05.39; con la Juve: 3 anni in azzurro [Campione d'Europa '68] |
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Ciro FERRARA napoletano verace, deciso ma corretto, è probabilmente il più forte marcatore italiano degli anni '90. Nato come "francobollatore" puro, abile di testa e in acrobazia, tatticamente perfetto, con gli anni affina la tecnica, si afferma come uno fra i difensori centrali più validi in assoluto e a fine carriera diventa un esempio di longevità agonistica, in grado di dosare le energie e risultare sempre fra i migliori della sua squadra. Autentica bandiera di Napoli (sua città natale e squadra che lo lanciò nel firmamento calcistico) e Juventus, dove si conferma ai massimi livelli, vince due Scudetti come compagno e amico di Maradona (contro il quale, in un'amichevole Italia-Argentina, esordisce in azzurro) poi a 27 anni Moggi lo porta alla corte di Madama, primo mattone di una retroguardia impenetrabile sulla quale Lippi costruirà tanti successi. Allegro e disponibile con tutti, a Torino diventa il leader carismatico della difesa nonchè un prezioso uomo-spogliatoio e forma con il "duro" Paolo Montero una coppia di centrali a prova di bomba. Nel febbraio '98, in quel di Lecce, è vittima di un grave infortunio (frattura di tibia e perone) che per qualsiasi giocatore di 31 anni rappresenterebbe l'anticamera dell'addio al calcio, ma non per lui: grazie alla sua tempra di combattente dopo qualche mese ritorna in campo più forte di prima. In bianconero conquista 6 Scudetti (uno dei quali revocato), 1 Champions League (va a segno dal dischetto nell'emozionante finale di Roma), 1 Coppa Intertoto, 1 Supercoppa Europea, 1 Coppa Intercontinentale, 1 Coppa Italia e 4 Supercoppe Italiane. Una curiosità: sia lui che il suo erede Cannavaro, altro "scugnizzo", hanno esordito in Serie A con la maglia del Napoli affrontando proprio la Juventus. Nel 2005, appese le scarpe al chiodo, entra in società come responsabile del settore giovanile. Nel 2006 è il vice di Lippi nello staff tecnico dell'Italia Campione del Mondo. Nel 2009, tornato alla Juve, subentra in corsa a Ranieri sulla panchina bianconera, conquista la qualificazione diretta alla Champions League e viene confermato per l'anno successivo. |
STOPPER; nato a Napoli l' 11.02.67; con la Juve: 5 anni in azzurro; assieme a Ferrari e Furino deteneva il record assoluto di Scudetti vinti (8, due con il Napoli e sei in bianconero, dei quali uno revocato per lo scandalo "Calciopoli") |
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Alfredo FONI l'erede di Rosetta nella Juventus e in Nazionale. Dopo una discreta gavetta in squadre minori, arriva in bianconero ventitreenne (e laureato, raro caso di calciatore dottore), nell'estate del 1934. In quella Juve ormai declinante, riesce a conquistare l'ultimo dei cinque leggendari Scudetti consecutivi e nel '36, convocato dal CT Pozzo, vince le Olimpiadi di Berlino formando con Rava, in azzurro come in bianconero, una coppia di terzini che ha fatto epoca: si completano a meraviglia, dal momento che la calma e la tecnica del primo fa da contraltare alla grinta e all'irruenza del secondo. Difensore di gran mestiere, sicurezza e senso della posizione, ha la virtù di non buttare mai via la palla, cercando anzi il disimpegno per il compagno smarcato: dai suoi rinvii partono non di rado le azioni di contropiede. Titolare azzurro per un buon lustro, lega il suo nome anche al titolo Mondiale del '38, vinto ovviamente in coppia con Rava. Chiude la sua gloriosa carriera nell'immediato dopoguerra, come rincalzo di lusso: alla Juve colleziona 229 partite consecutive (record infranto da Zoff molti anni dopo) ma vince meno di quanto avrebbe meritato: 1 Scudetto e 2 Coppe Italia. Negli anni '50 lo ritroviamo allenatore di un'Inter vincente (firma i due Scudetti '53 e '54) e selezionatore dell'Italia dal '54 al '57, senza fortuna. Sarà poi CT della Svizzera. |
TERZINO; nato a Udine il 20.11.11; con la Juve: 7 anni in azzurro [Campione Olimpico '36 e Campione del Mondo '38] |
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Claudio GENTILE soprannominato "Gheddafi", dopo la feroce marcatura al Mundial '82 su Maradona e Zico diventa il simbolo di un certo tipo di calcio all'italiana, il prototipo del difensore di grande temperamento, mastino spietato che si appiccica al campione avversario più celebrato e non lo fa respirare. Eppure è corretto, lo dimostrano le pochissime espulsioni rimediate in carriera. Tra il 1978 e il 1982 è probabilmente il marcatore più forte del pianeta (ma sa anche avanzare sulla fascia per proporre precisi traversoni), punto fermo della Juve di Trapattoni e della Nazionale di Bearzot, dove in entrambi i casi forma una coppia di terzini (lui a destra, Cabrini a sinistra) che è entrata nella storia del calcio italiano. Con la maglia della Vecchia Signora gioca 11 stagioni vincendo 6 Scudetti, 1 Coppa delle Coppe, 1 Coppa UEFA e 2 Coppe Italia. Nel 1984 disputa l'ultima partita in azzurro e Bearzot gli regala la fascia di capitano come premio alla lunga e fruttuosa milizia. Si trasferisce alla Fiorentina poi, terminata l'attività, entra nei quadri federali e nel 2000 diventa tecnico dell'Under 21, che quattro anni dopo porta sul tetto d'Europa.
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TERZINO DESTRO; nato a Tripoli (Libia) il 27.09.53; con la Juve: 10 anni in azzurro [Campione del Mondo '82] |
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Paolo MONTERO di tipica scuola uruguaiana, ha un fisico apparentemente esile, ma è tutto spigoli e quando picchia può far male: a causa del suo temperamento focoso detiene il record negativo di cartellini rossi e squalifiche. La sua proverbiale grinta, spesso eccessiva, gli provoca la fama di "duro" e la sua immagine rissosa è persino fonte di parodie televisive. Eppure nello spogliatoio tutti lo apprezzano: è un uomo vero, che dice sempre quello che pensa e sa prendersi le proprie responsabilità (come a Manchester, in finale di Champions League, quando nella lotteria dei rigori sbaglia malamente il suo tiro mentre alcuni compagni più idonei di lui si erano rifiutati di presentarsi sul dischetto). Al di là del fattore disciplinare, è un centrale difensivo dallo straordinario talento: "regista" della retroguardia di Lippi, che guida con classe e autorità, sa coprire gli spazi con tempismo e intuire lo sviluppo dell'azione come pochi altri al mondo, recupera palla e fa ripartire i compagni con calibrati lanci grazie al sinistro vellutato. Assieme a Ferrara ha formato una delle più forti coppie di centrali della storia bianconera. Scoperto giovanissimo dall'Atalanta, nella Juve si afferma ai massimi livelli e conquista 5 Scudetti (uno dei quali revocato), 1 Coppa Intertoto, 1 Supercoppa Europea, 1 Coppa Intercontinentale e 3 Supercoppe Italiane. |
LIBERO; nato a Montevideo (URUGUAY) il 03.09.71; con la Juve: è il giocatore bianconero più volte espulso in Campionato (10) e in tutte le competizioni (13) |
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Francesco MORINI biondo, occhi azzurri, quasi angelico, a difesa della propria area di rigore si trasforma in un vero diavolo. I tifosi lo chiamano "Morgan" il pirata, colui che nulla concede ai centravanti di turno, anche i più titolati. Viene raccontato così: "...andava in campo e risolveva la vicenda del gioco come un fatto personale con l'asso a lui affidato. Bisognava arginarlo e possibilmente annicchilirlo, ed ecco Morgan, piratesco il suo stile nell'irruzione tra pallone e piede portante, nella spallata leale ma dura...". Solo Gigi Riva, il grande "rombo di tuono", riuscì a superarlo. Ma Gigi era pirata quanto lui. Imponente (la sua altezza, un metro e ottanta, oggi sarebbe nella media, ma all'epoca è un gigante), piedi ruvidi, marcatore di eccezionale rendimento: arriva dalla Sampdoria venticinquenne e inaugura alla Juventus l'era degli stopper massicci (Brio ne sarà il degno erede). Con lui, Spinosi e il vecchio Salvadore la difesa dei bianconeri diventa una "linea Maginot" dove è sconsigliabile avventurarsi. La sua permanenza in bianconero dura dieci anni, durante i quali conquista la Nazionale e vince 5 Scudetti, 1 Coppa UEFA e 1 Coppa Italia costituendo un punto fermo dello scacchiere juventino per tutti gli anni '70, una decade di successi cui contribuisce in maniera non indifferente, pur non segnando neppure un gol. A fine carriera si concede un'esperienza in Canada, nei Toronto Blizzards. Lasciata l'attività agonistica, rientra nei ranghi juventini come direttore sportivo, ruolo che ricopre negli anni della conduzione di Boniperti. |
STOPPER; nato a San Giuliano Terme (PI) il 12.08.44; con la Juve: 3 anni in azzurro; Record: autoreti in Campionato (5) |
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Carlo PAROLA la sua celebre rovesciata volante a liberare l'area, immortalata in decine di foto e comparsa sulla prima edizione dell'album di figurine Panini, è una delle immagini più rappresentative della bellezza del calcio. Un gesto atletico spettacolare, immaginifico, che sperimenta per la prima volta in Nazionale contro l'Austria: lui è l'ultimo difensore azzurro, il rilancio austriaco sta per scavalcarlo, l'unico modo per salvare la situazione è, appunto, tentare la rovesciata: che riesce perfettamente ed entra nella leggenda. E' però riduttivo identificarlo solamente in quel gesto: è un difensore (all'epoca centromediano) completo e di gran classe, elegante e corretto (solo una volta, irritato per la mortificazione di un match Juve-Milan a Torino finito 1-7, rifila un pugno al centravanti rossonero Nordahl), che preferisce l'anticipo alla durezza del tackle. Considerato a livello internazionale il prototipo della scuola difensiva italiana, nel 1947 è l'unico azzurro chiamato a far parte della rappresentativa Resto del Mondo che sfida i "Maestri" inglesi. Erede ideale di Monti, trascorre quasi l'intera carriera in bianconero e soffre la supremazia del "Grande Torino" vincendo solo 1 Coppa Italia nel 1942 e 2 Scudetti quando lo squadrone granata non c'è più. Da allenatore della Signora conquisterà 1 Coppa Italia e altri 3 tricolori, due di fila nel 1960 e nel 1961 (come assistente dei direttori tecnici Cesarini e Gren), l'ultimo nel 1975. L'anno dopo regala il titolo al Torino bruciando cinque punti di vantaggio con tre sconfitte consecutive e in una nuvola di fumo lascia il posto in panchina a Trapattoni, senza far polemiche.
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CENTRO SOSTEGNO; nato a Torino il 20.09.21; con la Juve: 4 anni in azzurro |
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Gianluca PESSOTTO il "professore", l'intellettuale, per via dei modi educati, di un comportamento sempre corretto con gli avversari e della assoluta mancanza di arroganza che spesso eccede nei colleghi. Fa il suo esordio in A con la maglia granata del Torino, poi passa ai cugini della Juventus, dove diventa una pedina preziosa per la conquista di 6 Scudetti (due dei quali revocati), 1 Champions League, 1 Coppa Intertoto, 1 Supercoppa Europea, 1 Coppa Intercontinentale e 4 Supercoppe Italiane. E' uno di quei giocatori che fanno la fortuna di qualsiasi allenatore: in teoria è un laterale a sostegno sulla fascia sinistra, in realtà è un formidabile gregario che gioca con uguale sapienza tattica sia in difesa che a centrocampo: dal rendimento costantemente elevato, è difficile da superare nelle retrovie e utile quando fa partire l'azione offensiva. La sua versatilità lo porta spesso in Nazionale (ai Mondiali '98, contro la Francia, il CT Cesare Maldini gli fa marcare il compagno di club Zidane), ma un brutto infortunio gli fa saltare il Mondiale 2002. In azzurro e in bianconero si fa valere anche come impeccabile rigorista (segna dal dischetto a Van der Sar sia nella finale di Champions '96, sia nella semifinale europea 2000 Italia-Olanda). Tutto il suo fair-play in un aneddoto: nell'acquitrino di Perugia, nel 2000, la Juve sta perdendo partita e Scudetto all'ultima giornata, quando "Pesso" decide di non usufruire di una rimessa laterale a favore ammettendo di essere stato lui a toccare per ultimo la palla. Nel 2006, in piena bufera "Calciopoli", il suo tragico volo da una finestra della sede bianconera commuove l'Italia: scampato il pericolo, torna al suo nuovo ruolo di team-manager. |
TERZINO SINISTRO; nato a Latisana (UD) l' 11.08.70; con la Juve: 6 anni in azzurro |
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Pietro RAVA erede di Caligaris nel ruolo di terzino sinistro, è il "gemello" di Foni (che gioca a destra) sia nella Juve che in Nazionale. In coppia vincono i Giochi Olimpici di Berlino nel 1936 e i Mondiali di due anni dopo (Rava, ventiduenne, è il più giovane della rosa azzurra), rispettando la tradizione dei grandi terzini bianconeri. Robusto terzino "di volata", coriaceo, tignoso, veloce e forte di testa, mentre Foni è il regista della difesa, Rava è lo spazza-tutto, grande corridore e abile recuperatore di palloni. Dal carattere schivo ma spigoloso, è forse il primo giocatore a "scioperare" per reclamare sull'ingaggio (succede nel 1939 a Modena, quando non si impegna per protesta e viene prontamente messo fuori rosa dall'allenatore Rosetta per poi essere reintegrato la stagione successiva). Il suo arrivo alla Juve dalle giovanili (già allora il suo piede sinistro sprigionava una potenza tale da "disorientare" i giovani avversari) coincide sfortunatamente con il tramonto della squadra pluriscudettata del "Quinquennio d'oro": in 13 stagioni di preziosa milizia juventina, conquista solo 1 Scudetto (quando ha 34 anni ed è al suo ultimo anno di permanenza in bianconero) e 2 Coppe Italia.
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TERZINO SINISTRO; nato a Cassine (AL) il 21.01.16; con la Juve: 7 anni in azzurro [Campione Olimpico '36 e Campione del Mondo '38] |
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Virginio ROSETTA il primo grande difensore a far prevalere la tecnica sulla potenza fisica: non ama colpire di testa e si avvale del senso della posizione per chiudere varchi o respingere. Nella Juve e in Nazionale fa per anni coppia fissa con Caligaris, davanti al portiere Combi. E' il primo esempio di calciatore professionista in Italia. Per averlo, infatti, il club bianconero nel 1924 sborsa 50.000 lire, un mensile di 6.000 lire al giocatore più un impiego da ragioniere. Un affare per "Viri", che nella Pro Vercelli militava gratis come il resto della squadra perchè il presidente riteneva "un onore il solo fatto di giocare per le bianche casacche". All'epoca il costo dell'operazione fu uno scandalo, il bis di quanto accaduto l'anno prima: la Juve acquista il gioiello vercellese e lo schiera in 3 gare, prima che la Federazione noti delle irregolarità (la Pro accetta di cedere il giocatore poi cambia idea), penalizzi il club torinese in classifica e annulli il trasferimento, finalmente perfezionato la stagione successiva. Collocato stabilmente in difesa ma con un passato da attaccante, Rosetta si fa apprezzare per lo stile essenziale con cui spazza l'area di rigore e per i passaggi mirati sui piedi dei compagni, grazie alla notevole tecnica individuale che lo eleva a miglior terzino degli anni '30. In bianconero conquista 6 Scudetti mentre in Nazionale è fra i veterani della rosa azzurra che si laureano Campioni del Mondo '34. Lascia nel 1936, quando ricopre già il ruolo di giocatore-allenatore e prosegue come trainer fino al '39 vincendo 1 Coppa Italia.
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TERZINO DESTRO; nato a Vercelli il 25.02.02; con la Juve: 10 anni in azzurro [Campione del Mondo '34] |
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Sandro SALVADORE fa parte della covata di giovani talenti "in vetrina" ai Giochi Olimpici romani del 1960. Cresciuto e affermatosi nel Milan, nell'estate del '62 i rossoneri lo cedono alla Juve in cambio dell'ala Mora: l'affare fa scalpore e in tempi brevi sembra giovare di più al Milan. Ma dopo qualche anno di attesa la Juve torna stabilmente ai vertici e lui è il capitano e comandante di una difesa rocciosa alla guida della quale conquista 3 Scudetti e 1 Coppa Italia. Disputa 12 stagioni ad alto livello: è un difensore eclettico (può schierarsi terzino, stopper o libero), sa essere duro e lezioso, combatte con mestiere, emerge dalle mischie sia di testa che di piede. Gioca in Nazionale con buona continuità per un decennio ed è tra gli 11 azzurri che nel '68 battono la Jugoslavia nella ripetizione della finale laureandosi Campioni d'Europa. Chiude con l'azzurro alla vigilia dei Mondiali messicani '70, quando due sciagurate autoreti in un'amichevole contro la Spagna inducono il CT Valcareggi a puntare sul cagliaritano Cera per il ruolo di libero. Si prenderà le sue rivincite più belle in bianconero, agli sgoccioli della carriera, dirigendo con il piglio del leader la difesa juventina, prima di lasciare il posto a un certo Gaetano Scirea. |
LIBERO; nato a Milano il 29.11.39; con la Juve: 7 anni in azzurro [Campione d'Europa '68] |
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Gaetano SCIREA qualcuno l'ha definito "il più grande libero di tutti i tempi" e sicuramente non è un azzardo dettato dalla commozione per la sua scomparsa sopraggiunta, ad appena trentasei anni, in un incidente d'auto sull'autostrada Varsavia-Katowice, in Polonia. E' stato davvero un grande, il primatista assoluto di presenze con la maglia bianconera. Dove finiva la limpida classe del campione, iniziava la signorilità dell'uomo, vero esempio di educazione, civiltà e correttezza (mai un'espulsione in carriera). "Un modello sotto tutti i punti di vista: tecnico, stilistico e comportamentale", secondo l'autorevole parere di Enzo Bearzot. Comincia nel vivaio dell'Atalanta da centrocampista e si mette in luce per il tocco di palla e l'eleganza nella corsa. Alla Juve approda nel '74, 21enne, ed è Parola ad intuirne le potenzialità come perno della retroguardia: mossa talmente indovinata che la difesa bianconera beneficerà di quel silenzioso comandante dell'area di rigore (caratterialmente è timido e introverso ma in campo possiede autorità e carisma) per ben quattordici stagioni esaltate da innumerevoli trofei: 7 Scudetti, 1 Coppa dei Campioni, 1 Coppa delle Coppe, 1 Coppa UEFA, 1 Supercoppa Europea, 1 Coppa Intercontinentale e 2 Coppe Italia. Nessuno in bianconero ha mai vinto tanto. Alla Nazionale arriva nel '75 e sette anni dopo si laurea Campione del Mondo. La sua innovativa interpretazione del ruolo di libero fa scuola: non solo dirige la difesa con maestria ma imposta l'azione, si propone, sa andare in gol. Il suo senso tattico di prim'ordine ne avrebbe fatto di sicuro un grande allenatore (l'amico Zoff, a carriera finita, lo aveva voluto subito come vice). Ma nel rogo di un'auto, il 3 settembre 1989, bruceranno tutti i progetti. La Fiat 125 P su cui viaggia con il presidente e due impiegati del Gornik Zabrze (la futura avversaria della Juve in Coppa UEFA, che "Gai" era andato a visionare in qualità di osservatore bianconero) si scontra con un furgoncino e prende fuoco. La Juventus piange la sua stella più luminosa, che ora brilla nel firmamento degli indimenticabili. A lui è intitolata la curva dello stadio "Delle Alpi" riservata ai tifosi bianconeri. |
LIBERO; nato a Cernusco sul Naviglio (MI) il 25.05.53; con la Juve: 11 anni in azzurro [Campione del Mondo '82]; Record: derby giocati in Campionato (25); autoreti (7); è l'unico giocatore europeo ad aver vinto tutte le coppe internazionali per club |
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Lilian THURAM ... |
TERZINO DESTRO POI DIFENSORE CENTRALE; nato a Pointe à Pitre (Guadalupa, FRANCIA) il 01.01.72; con la Juve: ... |
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